13 Reasons Why S04: da teen drama a thriller psicologico | Recensione

Qualche giorno fa Netflix ha rilasciato l’attesa quarta e ultima stagione di Tredici, composta da 10 episodi e che pone definitivamente fine alle vicende di Clay e dei suoi amici.

E’ sempre difficile dire addio ad una serie TV quando questa ottiene un successo considerevole ed è apprezzata dalla maggioranza del pubblico. Tredici è sicuramente una di quelle che ha attirato maggiormente l’attenzione per via dei temi molto delicati che affronta, come il bullismo, il suicidio e la violenza, e di come vengono trattati all’interno della narrazione. La serie è partita da un’idea piuttosto interessante, che vede come protagonista Hannah Baker, suicida per colpa di una violenza fisica e psicologica da parte di Bryce Walker, uno dei suoi compagni del liceo. Successivamente alla sua morte, Clay riceve una scatola con dentro 13 cassette, che spiegano i tredici motivi (da cui il nome del titolo della serie) per cui è stata spinta a tale gesto. La seconda stagione invece si incentra principalmente sul processo a Bryce Walker, da parte dei genitori di Hannah, nella speranza di ottenere giusta per la loro figlia. Già in questa seconda parte della storia possiamo percepire dei toni più cupi, dove il dolore e la disperazione sono i sentimenti chiave di ogni singolo protagonista coinvolto nella vicenda. Nella terza stagione ecco però arrivare un colpo di scena, che forse alcuni si aspettavano, ovvero la morte di Bryce. Inizia quindi l’indagine per scoprire il colpevole di tale omicidio. E’ qui che la serie inizia a calare decisamente di qualità, con una narrazione decisamente lenta e che si trascina inesorabilmente ad un finale che non risolve nulla e che lascia solo spazio ad un’inevitabile quarta stagione. Infatti il finale della terza stagione vede Monty, rinchiuso in galera per via della violenza su Tyler, accusato anche ingiustamente dell’uccisione di Bryce.

Il delirio psicologico di Clay

La quarta stagione di Tredici ci accoglie con una celebrazione funebre, di cui ovviamente non sappiamo inizialmente la persona interessata, ma verso la fine tutto verrà chiarito. Ci spostiamo poi sei mesi prima di quell’evento, qualche mese dopo gli eventi della scorsa stagione. Clay, Ani e i suoi amici sono all’ultimo anno di scuola e quindi sono in procinto di diplomarsi ma nel frattempo continuano a cercare di tenere nascosta la verità riguardo la morte di Bryce mentre Winston, ex ragazzo di Monty, vuole scoprire assolutamente chi si cela dietro il suo omicidio.

In questa situazione chi ci sta rimettendo più di tutti è sicuramente Clay, che questa volta sembra aver accusato il colpo in maniera molto più imponente del solito, tanto da perdere il sonno a causa degli incubi e da soffrire di allucinazioni in cui vede sempre Bryce e Monty che non fanno altro che tormentarlo, proprio come se fosse tornato indietro nel tempo. Il delirio è talmente grande da costringere i genitori a portarlo da uno psicologo, per cercare di carpire cosa stia cercando di nascondere e come mai tutto d’un tratto la sua psiche è crollata vertiginosamente. A complicare ancora di più le cose ci pensano diversi eventi che succedono a scuola, come il graffito che recita “Monty è stato incastrato” oppure la finta sparatoria usata come esercitazione per vedere la reazione degli studenti a situazioni critiche. Clay Jensen è sempre stato un personaggio molto chiuso in se stesso, riservato e poco socievole, ma questa volta sembra che la sua doppia personalità rischia di allontanare tutte le persone a lui care, a cominciare dagli amici che finora lo avevano sempre difeso e sostenuto in ogni occasione. Portarsi sulle spalle un peso così grande inizia a gravare pesantemente sulla salute di Clay Jensen, che sembra non vedere una via d’uscita.

Quelle che prima erano delle semplici visioni di Hannah, ora diventano dei veri e propri attacchi di panico, ingigantiti da frequenti incubi che ritraggono sempre le stesse scene. Ad aiutarlo ci pensa anche il suo amico Justin, che nel frattempo sta cercando di uscire dal tunnel della droga. Per quanto egli voglia cercare di andare avanti con la sua vita, il fatto di volersi comportare da eroe gli impedisce di voltare pagina e lasciarsi tutto alle spalle, cercando sempre di fare la cosa giusta e aiutare gli altri.

Un’atmosfera sempre più thriller/horror

13 Reasons Why è nata inizialmente come una serie sul bullismo, in cui si è cercato di parlare di argomenti piuttosto delicati nella maniera più corretta ed esplicativa possibile. In linea generale ci è riuscita, seppur con qualche caduta di trama che l’ha resa molto simile a serie dello stesso genere. La quarta stagione sembra voler migrare su tutt’altro tipo di narrazione, prediligendo un’atmosfera ancora più cupa e spaventosa, quasi a far immedesimare lo spettatore nella mente del protagonista principale e a fargli vivere esattamente ciò che sta passando lui. Per tutta la durata della serie si percepisce una profonda sensazione di ansia quasi incontrollabile, con determinate scene che sembrano uscite tranquillamente da un film horror.

A cercare di calmare gli animi e trovare una situazione per uscire da tutto questo ci pensano i genitori, che in questo caso giocano un ruolo più che cruciale rispetto alle scorse stagioni. Se prima gli adulti risultavano completamente estranei ad ogni fatto che accadeva, ora sembra che abbiano il controllo su tutto, dal controllo continuo dei cellulari all’installazione di telecamere di sorveglianza all’interno della scuola, quasi come se fossero all’interno di un carcere pieno di assassini. E’ vero che il periodo del liceo è difficile per molti, però in questo modo si rischia di renderlo un vero e proprio trauma. Al liceo c’è questo passaggio dall’adolescenza alla maturità che a tanti risulta difficile affrontare.

Un altro elemento di cui si parla spesso in questa stagione è l’uso delle armi, di cui ricordiamo la scena in cui Tyler è intenzionato a entrare con un fucile all’interno della scuola e vendicarsi di coloro che lo hanno ferito. Anche Tyler è un personaggio che è mutato tantissimo nel corso della serie, riuscendo a guarire con un percorso veramente impegnativo.

Parlando del finale, non vogliamo spoilerarvi nulla ma vi diciamo che è stato sicuramente molto toccante e riesce a risollevare una serie che stava perdendo parecchio terreno, facendola risorgere dalle ceneri. Tredici è certamente un teen drama unico nel suo genere, che Netflix avrebbe potuto sicuramente gestire in modo migliore per quanto riguarda la trama, però nel panorama attuale è una serie TV che va sicuramente vista per capire la dinamica dietro certi comportamenti e immedesimarsi in certi personaggio.

Review Overview
Storia
Personaggi
Fotografia
Regia
SUMMARY
3.3

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