Orphan Black: uno scambio di vita che diventa condanna

Orphan Black

Orphan Black è una serie TV fantascientifica del 2013 trasmessa dalla BBC. Quest’anno verrà rilasciata la quinta ed ultima stagione, che cercherà di chiudere il cerchio di una storia alquanto singolare. Nell’attesa vogliamo portarvi la nostra opinione sulla serie, cercando di evidenziare pregi e difetti.

Storia

Le vicende ruotano intorno al personaggio di Sarah Manning, interpretato da Tatiana Maslany. Sarah assiste ad un suicidio in una stazione ferroviaria, ignara della scoperta che sta per fare. Infatti, scoprirà che la ragazza, di nome Beth Childs, è identica a lei in tutto o per tutto. Così decide di rubare la sua identità ed anche tutta la sua vita, ossia quella di una detective di polizia. Durante il corso della storia verranno a galla questioni ancor più serie relative a Beth e al suo lavoro. Ma il colpo di scena più sensazionale è il fatto che Beth, in realtà, è un clone di Sarah. Quest’ultima ne incontrerà altri e cercherà di unirsi a loro nella speranza di capire di più.
Da un certo punto in poi, la storia prenderà una piega molto più scientifica, grazie anche all’aiuto dei cloni di Sarah. Si scoprirà che in realtà i cloni sono tutto frutto di un esperimento scientifico che porterà alla morte dei vari cloni. Ciò porterà Sarah e tutti gli altri ad una fuga continua.
Una tra le vittime più sensibili è senz’altro Kira, figla di Sarah, le cui cellule staminali risulteranno preziose come cura e bersaglio facile per le autorità scientifiche.

Personaggi

Tatiana Maslany interpreta non solo il ruolo di Sarah ma anche quello di tutti i suoi cloni. La sua interpretazione è davvero ottima, riuscendo a rendere ogni suo ego diverso tra loro, senza far pensare per un attimo che dietro ci sia la stessa attrice. Interpretare caratteri così diversi è lodevole, specialmente facendoli interagire tra loro. Uno tra i personaggi più riusciti è sicuramente Cosima Niehaus, esperta di genetica che giocherà un ruolo chiave nella storia perchè darà un enorme contributo riguardo l’origine dei cloni. Altro personaggio sicuramente di rilievo è Alison Hendrix, moglie e madre tutta casa e chiesa ma che nasconde un lato ribelle. Talvolta i cloni dovranno prendere le sembianze di altri cloni ed è qui che l’attrice svolge un lavoro più che dignitoso. Gestire così tanti modi di fare e unirli in un unico personaggio è ammirevole.
In tutta questa storia, l’unica vera vittima è Kira, costretta ad un allontanamento continuo da Sarah per via del suo dono. Fortunatamente ad aiutarla ci sarà anche la madre di Sarah, che cercherà di starle al suo fianco insieme a Felix, fratello adottivo di Sarah .

Fotografia e regia

La fotografia riesce a cogliere con precisione ogni momento, grazie a giochi di colori che caratterizzano le scene più importanti. I flashback riguardanti Beth si fondono perfettamente con il presente, come se Beth fosse ancora lì pronta ad aiutare Sarah e le sue sorelle. L’illuminazione è ottima e racchiude in sè tutta la paura di una situazione così drammatica.
Alcune scene sono riprese in maniera impeccabile, volte a sottolineare con decisione l’emozione di quel momento e le sensazioni che provano i personaggi. L’azione viene ripresa in modo coinvolgente, senza lasciare nulla al caso.
Il senso di oppressione e di fiato sul collo si avverte immediatamente sin dai primi episodi, quando Sarah prende possesso della vita di Beth, ignara di ciò a cui andrà incontro.

Sceneggiatura

I dialoghi sono significativi in Orphan Black. Interessanti gli interventi relativi alla parte scientifica sulla genetica e la biochimica. Gli argomenti vengono trattati con professionalità, senza sminuirli minimamente. Il contrasto tra scienza e religione è forte in Orphan Black. Spesso le decisioni prese dai personaggi avranno un impatto sulle vicende successive. Ottimo anche il modo in cui viene affrontato il tema dell’identità dell’uomo. Nonostante l’evidente somiglianza, sia genetica che fisica, dei cloni si è arrivati ad ottenere personaggi completamente differenti tra loro a livello caratteriale comportamentale. Le conversazioni tra i personaggi sono molto naturali, specialmente tra le sorelle, nonostante sia la stessa attrice che parla praticamente a se stessa. E’ proprio qui che svanisce l’impressione che ci troviamo di fronte ad una singola attrice che gioca il ruolo di svariati cloni identici, il che è stupefacente.

Conclusioni

Orphan Black terminerà con la quinta ed ultima stagione. Cosa ci mancherà di questa serie? Beh sicuramente la personalità multipla di Tatiana Maslany, che è riuscita a mettere insieme un’opera degna di considerazione. In secondo luogo mancherà la storia originale che c’è dietro, ricca di colpi di scena e di significato scientifico e religioso. Una serie TV che vale la pena di recuperare o approfondire nuovamente per risolvere alcuni dubbi sorti dopo la prima visione. Orphan Black, data anche la sua suddivisione in 5 stagioni da 10 episodi, riesce a non essere troppo dispersivo, concentrando gli avvenimenti in poche puntate, cercando di non tralasciare nessun dettaglio. Finora ogni dubbio è riuscito a dissolversi. Speriamo che il finale sia altrettanto autoconclusivo, dando ad Orphan Black una fine degna del suo stile.

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