Stranger Things 2: il sequel che tutti aspettavano

Recensione di Stranger Things 2

Stranger Things è un nome che negli ultimi mesi ha fatto parecchio discutere tra gli appassionati, non solo per l’hype generato dall’imminente arrivo della seconda stagione ma anche per l’evidente effetto anni ’80 che ha reso la serie un piccolo capolavoro. La seconda stagione è stata all’altezza delle aspettative?

ATTENZIONE: la recensione può contenere SPOILER.

Ritorno nel Sottosopra

La prima stagione vede la scomparsa di Will Byers, membro di un gruppo di amici formati da Mike (apparso recentemente anche nel nuovo IT: Capitolo Uno), Dustin e Lucas. Apparentemente sembra che la sua scomparsa non abbia una qualche valida motivazione mentre in realtà si scoprirà che Will si è ritrovato catapultato in un mondo denominato Sottosopra, dove regnano strane creature e la realtà appare cruda, violenta e cupa. Durante la ricerca, i tre amici di Will si imbattono in Undici, nome in codice di una ragazzina sfuggita da un laboratorio segreto della cittadina di Hawkins, dove è ambientata principalmente la serie. Undici possiede poteri che le permettono di sfruttare la sua mente per spostare oggetti, danneggiare persone o azioni simili.
Will, grazie a dei metodi di comunicazione piuttosto bizzarri con la realtà, riesce a far sì che possa essere individuato e sottratto da un luogo piuttosto pericoloso, grazie anche all’aiuto di sua madre Joyce e dal detective Hopper.
Nei primi 8 episodi che compongono la prima stagione di Stranger Things sembra che tutto si sia concluso per il meglio. Però poi arriva il finale, che lascia gli spettatori con il fiato sospeso.

Si arriva così alla seconda stagione, questa volta formata da 9 episodi. Tutto riprende da quel misterioso momento in cui Will vomita nel bagno quella che sembra essere una bestia dal Sottosopra. Da questo momento inizia ad avere delle strane visioni proprio di questo mondo parallelo, in cui si intravede sempre una figura mastodontica, di cui si intravede solamente il gigantesco profilo. A questo punto Joyce decide di portare Will proprio al laboratorio Hawkins per scoprire quale sia il problema. Ciò che viene scoperto va al di là di ogni aspettativa. La creatura che tanto terrorizza Will ha preso possesso del suo corpo ed è un tutt’uno con la sua anima. Altra grande scoperta è che proprio in quello stesso laboratorio si cela l’entrata che porta al cuore pulsante di quell’orrendo mostro. Dunque tutta la cittadina è di nuovo in pericoloso,
con una minaccia molto più grande di quella che è.

Stranger Things 2 sa essere molto più coinvolgente rispetto alla prima parte. Il Sottosopra diventa una minaccia ancor più evidente per la salute del povero Will, che continua a subire visioni ed allucinazioni per tutto l’arco della stagione. Solo verso la fine si scoprirà l’origine del suo male, grazie al ritorno di Undici, tenuta nascosta da Hopper per circa un anno, che aiuterà nella sconfitta della creatura.

Un crescendo di stile

Se la prima stagione fungeva solamente da presentazione per i personaggi e per le ambientazioni della storia, la seconda stagione di Stranger Things va ad accrescere quelle che sono le aspettative per un sequel che sorprende sotto tanti aspetti. Primo tra tutti è il coinvolgimento emotivo. E’ palpabile la sofferenza di Will,
supportato dalla sua famiglia. I suoi amici cercano disperatamente una qualsiasi risposta o indizio per poterlo aiutare e qui emerge un altro elemento fondamentale: l’amicizia. Ciò che aiuta Will a superare le varie vicissitudini raccontate è essenzialmente il legame che ha con i suoi tre compagni. Per quanto il loro aiuto inizialmente non sarà così essenziale, successivamente si rivelerà fondamentale per la guarigione di Will.

Ottima la fotografia, in pieno stile anni ’80, che ricorda i vecchi telefilm fantascientifici alla X-File. Non mancano i toni cupi, tendenti al nero dell’atmosfera del Sottosopra, in contrasto con i colori più accesi del mondo reale. Un gioco di colori che esprime anche la paura e l’angoscia di Will, unica vera vittima delle vicende. Le musiche sono eccezionali, riuscendo a trasmettere suspance allo spettatore ma anche tranquillità in quelle poche scene in cui è necessario. Non manca anche un pizzico di ironia e comicità, specialmente nel personaggio di Dustin, uno tra i più apprezzati della serie.
La regia è curata nei minimi dettagli, con scene mai lasciate al caso e con un significato ben preciso, anche se inizialmente distaccate dalla trama principale.

Citazioni come colonne portanti

Ciò che ha reso Stranger Things una delle serie più amate degli ultimi anni non è tanto la trama, che manca di originalità, ma tanto le numerose citazioni a film, videogiochi e musica anni ’80. Questo elemento è un segno particolare di Stranger Things, che sfrutta l’effetto nostalgia, di questo periodo parecchio abusato specialmente in ambito videoludico, per attirare lo spettatore. Un esempio di questo sono le sale giochi arcade, con i classici cabinati che ricordano l’infanzia, in cui bisognava inserire una moneta per poter continuare a giocare e tentare di battere il record migliore. Ovviamente i riferimenti non finiscono qui, ma lasciamo a voi il compito di scoprire le altre, magari commentandole anche sotto questo articolo.

Chi definisce Stranger Things un’opera originale, sicuramente dovrà dare una seconda occhiata alle prime due stagioni finora trasmesse. Però il fatto che prenda spunto da elementi classici degli anni ’80 non significa che la serie sia mediocre. Anzi. E’ proprio prendendo spunto che il regista è riuscito a tirar fuori un prodotto destinato a diventare uno dei punti di riferimento delle serie TV. Apprezzabile il fatto di non voler abusare troppo di citazioni, arrivando al punto di strafare e rendere il tutto poco credibile ed appetibile. Una giusta misura che permette alla serie di essere guardata con piacere e senza troppi problemi.

Conclusioni

Difficilmente una serie TV riesce a dare ancora di più in un eventuale seguito. Stranger Things ci riesce in piena regola, migliorando la già ottima impressione avuta nella prima stagione. Ogni elemento è stato riproposto senza troppe modifiche, aumentandone l’intensità. Le ambientazioni, i personaggi e le vicende sono proprio come le avevamo lasciate, con un proseguimento della trama in perfetto stile anni ’80. Consigliamo di guardarla a chiunque, sia appassionati che non.

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