Boris: la fiction italiana che sorprende

Logo di Boris

Quando si pensa alle fiction o ai telefilm italiani, l’argomento cade subito su tutte quelle produzioni che lasciano il tempo che trovano. A parte alcuni rarissimi casi, tra cui proprio Boris, le serie TV italiane non sono mai spiccate per qualità.

Non è il caso di Boris, che possiamo definire come l’antifiction italiana per eccellenza. Una serie ambientata in un set televisivo che racconta le vicissitudini della dura vita del regista, interpretato dall’attore/doppiatore Francesco Pannofino, e di tutto lo staff. Andiamo a vedere insieme i motivi per cui Boris riesce ad essere una serie TV di buona qualità.

Dietro le quinte della fiction italiana

Cast di Boris

Uno degli aspetti che rende Boris una fiction che riesce a fare centro è la capacità di saper raccontare, con intento umoristico, ciò che accade dietro e davanti la macchina da presa durante la produzione di una fiction italiana. Nel caso di Boris, si cerca di girare la seconda stagione de “Gli occhi del cuore“, il cui titolo non fa ben sperare in qualcosa di eccelso. Alla regia troviamo Renè Ferretti (Francesco Pannofino), con un carattere rude e molto spesso volgare. Ma è proprio questa volgarità a rendere il personaggio divertente, spesso con le sue uscite esilaranti. Inoltre cerca di trovare ispirazione per le sue scene dal suo pesce rosso Boris, da cui la serie prende il nome.
Troviamo poi Arianna Dell’Arti (Caterina Guzzanti), assistente alla regia che si ritrova spesso a fare le veci di Renè. Lei ha una personalità molto fredda, che manifesta soprattutto con Alessandro (Alessandro Tiberi), il nuovo arrivato con il compito di stagista.
La serie che stanno per girare viene interpretata da Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti), che tende a recitare in maniera molto americana e di porsi al centro dell’attenzione, e Corinna Negri (Carolina Crescentini), soprannominata “cagna maledetta” dallo stesso Renè per via delle sue doti recitative.
Infine troviamo il direttore della fotografia Duccio Patanè (Ninni Bruschetta), che per lavorare fa spesso uso di stupefacenti.
Tutto lo staff viene costantemente supervisionato dal direttore della rete Diego Lopez (Antonio Catania) e dal direttore di produzione Sergio Vannucci (Alberto Di Stasio).

Cosa funziona in Boris


Francesco Pannofino interpreta René Ferretti

La realtà delle cose. Boris racconta la mera verità riguardo la produzione delle fiction italiane. Una recitazione scialba, senza emozione, che riesce ad intrattenere solamente il pubblico medio.
Ed è proprio questo quello a cui puntano il cast e la rete televisiva.
Una scenografia buttata lì, la fotografia fatta un pò come si vuole (“smarmellata” come viene spesso pronunciato durante la serie) e prove attoriali volutamente degne della peggiori produzione italiana. Però alla fine il pubblico ama questo, ossia la classica storia romantica e drammatica tipica delle soap opere.
Boris riesce a far coniugare tutti questi aspetti in una serie TV che sa far ridere con i suoi modi di fare e per il modo in cui verosimilmente sa raccontare la realtà dei fatti.
Inoltre è difficile saper dividere il set reale da quello fittizio. Però si riesce a far funzionare anche questo, grazie anche ad un cast di attori d’eccellenza, come Corrado Guzzanti nel ruolo del Conte. Alla fine è proprio questo lo scopo di Boris, ovvero inserire attori di un certo calibro in una produzione scadente come “Gli Occhi del Cuore” per far capire quanto le fiction italiane siano comunque prive di una qualche sensibilità artistica. Oltre a questo, racconta anche di quanto sia dura la vita di un regista e di quanto lavoro ci possa essere in un set televisivo, a prescindere da ciò che si sta girando.
In conclusione, siamo rimasti piacevolmente colpiti da Boris, sia per quanto riguarda la recitazione che per tutto il resto. Potremmo considerare questa serie come un piccolo punto di riferimento della commedia italiana.

Boris: dalla TV al cinema

Visto l’enorme successo della serie televisiva, nel 2011 Boris è stato protagonista di una trasposizione cinematografica, dove Renè Ferretti decide di intraprendere la strada del cinema e realizzare un film importante, questa volta ingaggiando un cast totalmente nuovo.
A causa, però, di divergenze artistiche, Renè si ritrova costretto a lavorare con il vecchio cast per una produzione che non può competergli. Da qui si ritorna ai vecchi canoni già visti nella serie TV, nonostante i tentativi di Renè di rinnovare e fare qualcosa di più serio.
Spesso il passaggio da serie TV a film risulta drammatico per molte produzioni. Boris no. Mantiene saldi tutti quegli elementi narrativi che hanno fatto del telefilm la chiave del successo. Possiamo ritrovare ogni personaggio come l’avevamo lasciato, ognuno con il proprio carattere chiave.
Se avete apprezzato la serie televisiva, amerete anche il film poichè nulla viene snaturato e sfumato.

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